Cara mamma, caro papà,
essere genitori è un’esperienza che mette alla prova ogni aspetto della nostra vita. Quando si ha un figlio con disabilità o autismo, questo viaggio assume sfumature ancora più intense, trasformandosi in un percorso emotivo complesso e spesso travolgente. Le sfide quotidiane possono generare un’altalena di sentimenti contrastanti, tra cui l’impotenza, la frustrazione e il bisogno di controllo. Queste emozioni, se non riconosciute e gestite, possono creare un circolo vizioso che influisce non solo sulla nostra serenità personale, ma anche sulla qualità della relazione con i nostri figli.
Tuttavia, comprendere questi stati d’animo e imparare a trasformarli può fare la differenza, permettendoci di affrontare la realtà con maggiore consapevolezza e resilienza. In questo articolo, esploreremo l’origine di queste emozioni e offriremo spunti pratici per gestirle in modo più costruttivo, trasformandole da ostacoli in risorse preziose.
Il bisogno di controllo è una risposta naturale della mente di fronte all’incertezza e alla paura. Viviamo in una società che ci spinge a pianificare, prevedere e dominare ogni aspetto della nostra vita, ma quando si tratta di crescere un figlio con disabilità o autismo, molte variabili sfuggono al nostro controllo. Questo può generare una sensazione di vulnerabilità che, anziché essere accettata, viene combattuta con un tentativo di tenere tutto sotto rigido controllo.
Il controllo è un meccanismo di difesa che la mente attiva automaticamente quando ci sentiamo in colpa o abbiamo paura. È un processo fisiologico, quasi inevitabile, perché la mente cerca di proteggersi dalla sua stessa non-esistenza, dalla paura di morire, di scomparire. Ma quando il controllo diventa un’ossessione, può trasformarsi in una gabbia che limita la nostra libertà e quella dei nostri figli.
Più cerchiamo di controllare ogni situazione, più ci rendiamo conto che non tutto dipende da noi. Questo può aumentare la sensazione di ansia e insicurezza, portandoci a uno stato di costante allerta. Inoltre, il controllo eccessivo può diventare una fonte di stress non solo per noi, ma anche per i nostri figli, che potrebbero percepire questa tensione e reagire con maggiore opposizione o chiusura.
Per gestire questa dinamica, è utile accettare che non tutto può essere previsto o gestito perfettamente. Lasciare andare il controllo non significa arrendersi, ma piuttosto imparare a fidarsi del processo, accogliere l’incertezza e concentrarsi su ciò che realmente possiamo fare nel momento presente. Questo può includere l’accettazione dei limiti, la ricerca di aiuto quando necessario e il riconoscimento dei piccoli progressi quotidiani, piuttosto che aspettarsi cambiamenti radicali in tempi brevi.
L’impotenza è un’emozione che può emergere in molteplici momenti del percorso genitoriale. Può manifestarsi di fronte a una diagnosi inaspettata, durante una crisi emotiva del proprio figlio, o semplicemente quando ci si rende conto che non esiste una soluzione immediata a tutte le difficoltà. È una sensazione che può generare paura, tristezza e senso di inadeguatezza.
Tuttavia, l’impotenza non è un segnale di fallimento personale, ma un’indicazione che abbiamo bisogno di supporto, di nuove strategie o di un cambio di prospettiva. Spesso, questa emozione si accompagna a un giudizio interiore severo: "Dovrei sapere come gestire questa situazione", "Se fossi un genitore migliore, troverei una soluzione". In realtà, l’impotenza è una reazione naturale quando ci troviamo di fronte a situazioni difficili e complesse.
Un primo passo per affrontarla è riconoscerla senza giudicarla. Accettare che ci sono momenti in cui non abbiamo tutte le risposte è il primo passo per cercare aiuto e ampliare le nostre risorse. Condividere le proprie difficoltà con altri genitori, con professionisti o con persone di fiducia può aiutare a ridimensionare la sensazione di solitudine e a trovare nuove prospettive.
Inoltre, è fondamentale imparare a normalizzare l’impotenza come parte della vita. Tutti i genitori, indipendentemente dalle circostanze, si sentono impotenti in alcuni momenti. È importante non isolarsi e ricordare che il benessere emotivo del genitore influisce direttamente su quello del bambino. Prendersi cura di sé stessi, attraverso il riposo, la riflessione e il supporto emotivo, è un passo essenziale per affrontare l’impotenza in modo costruttivo.
La frustrazione nasce quando la realtà non corrisponde alle nostre aspettative. Per un genitore di un bambino con disabilità o autismo, questa emozione può emergere in molte situazioni: quando i progressi sono più lenti del previsto, quando i tentativi di aiutare il proprio figlio sembrano inefficaci, o quando si sperava in un percorso diverso da quello che la vita ha presentato.
La frustrazione, se non gestita, può trasformarsi in rabbia, risentimento o senso di colpa. Tuttavia, può anche essere un segnale prezioso che ci indica la necessità di adattare le nostre aspettative e trovare nuovi modi per affrontare la realtà. Imparare a osservare questa emozione senza lasciarsi sopraffare può aiutarci a utilizzarla come spinta per cercare alternative, modificare il nostro approccio e accettare il valore di ogni piccolo progresso.
Uno strumento utile per affrontare la frustrazione è praticare la gratitudine per ciò che è possibile nel presente. Anche nei momenti più difficili, ci sono piccoli successi, gesti d’amore e momenti di connessione con il proprio figlio che meritano di essere riconosciuti e valorizzati. Cambiare il punto di vista sulla situazione può aiutare a trasformare la frustrazione in accettazione e determinazione.
Queste tre emozioni – impotenza, frustrazione e controllo – sono strettamente collegate tra loro. Quando ci sentiamo impotenti, attiviamo il controllo come meccanismo di difesa. Ma quando il controllo non funziona, ci sentiamo frustrati. E questa frustrazione ci fa sentire ancora più impotenti, alimentando ulteriormente il bisogno di controllo.
È come una danza: l’impotenza, la frustrazione e il controllo si intrecciano continuamente, creando un circolo vizioso da cui è difficile uscire. Ma come possiamo rompere questo circolo? La risposta sta nella consapevolezza.
La consapevolezza è la chiave per uscire dal circolo vizioso dell’impotenza, della frustrazione e del controllo. Attraverso pratiche come la meditazione, il respiro consapevole, o l’uso di strumenti creativi come i mandala, possiamo imparare a osservare le nostre emozioni senza giudicarle, e a trasformarle in energia positiva.
Questo processo di trasformazione non è immediato, ma con il tempo e la pratica, possiamo imparare a vivere le nostre emozioni in modo più consapevole e costruttivo. Non dobbiamo inseguire le farfalle, ma creare un bel giardino interiore, in cui le farfalle possano venire da sole.
Essere genitori di un figlio con disabilità o autismo significa affrontare ogni giorno nuove sfide, ma anche imparare a vedere il mondo con occhi diversi. Accettare che l’impotenza, la frustrazione e il bisogno di controllo sono parte del percorso non significa subirle passivamente, ma trasformarle in occasioni di crescita.
Ogni genitore ha dentro di sé le risorse per affrontare questo viaggio con maggiore serenità, ma spesso serve un confronto, uno spazio sicuro in cui sentirsi ascoltati e compresi senza giudizio. Se ti ritrovi in queste parole e senti il bisogno di condividere le tue emozioni, prenota un momento di ascolto dedicato a te. Sarai accolto con comprensione, senza giudizi, in uno spazio dove potrai esprimere liberamente ciò che provi e trovare nuove chiavi di lettura per affrontare le tue sfide quotidiane.
Perché prendersi cura di sé non è un lusso, ma una necessità per poter essere il miglior supporto possibile per i propri figli.
Se ti sei riconosciuto in queste emozioni e senti il bisogno di un confronto, prenota un momento di ascolto dedicato a te. Sarai accolto in uno spazio sicuro, privo di giudizi, dove potrai condividere liberamente le tue esperienze e ricevere supporto per trasformare le tue emozioni in risorse.
Non sei solo in questo viaggio. Prenota ora il tuo momento e inizia a creare un nuovo equilibrio interiore.
Il tuo benessere è il primo passo per essere il miglior genitore possibile per il tuo bambino.
Con amore,
Sabrina